Nella video intervista Gabriella Fusco si presenta e comincia a raccontare la sua vita nel periodo della seconda guerra mondiale. In quel periodo Gabriella era una ragazzina che frequentava l’Istituto Tommaso Silvestri di via Nomentana, ed uscì da lì nel 1943, proprio durante il conflitto. Essendo la più grande, Gabriella badava ai fratelli perché i genitori lavoravano. Nei racconti ci sono anche dei momenti particolari come quello di una volta, durante il coprifuoco, alle sette di sera, in cui da via Nomentana Gabriella doveva tornare a casa a Monteverde e le guardie l’avevano fermata per chiederle cosa ci facesse ancora per strada ma che la lasciarono andare perché era piccola e sorda; e di quella volta in cui dei ragazzi sfacciati provavano a toccarla; e di quello della sorellina di due anni che era stufa di sentire i rumori degli aerei e degli spari; ed anche quello delle lunghe attese in cantina. Tiziana, l’intervistatrice, chiede se Gabriella avesse paura, quando era piccola, in quei giorni di guerra. Lei risponde che, essendo piccola e sorda, non era consapevole del tutto di ciò che accadeva. All’arrivo degli Americani tutti i cittadini romani erano entusiasti e raccoglievano la cioccolata lanciata dai salvatori. Anche Gabriella c’era. Tiziana fa un’altra domanda: si soffriva di fame durante la guerra? Gabriella risponde che sua madre che lavorava con la borsa nera e vendeva il pane a Porta Portese, alla sera portava a casa gli avanzi nascondendoli sopra le mensole. Da piccola, di notte, lei li rubava mangiandoli poi in bagno. Quindi sì, si soffriva di fame. C’è anche un’altra storia. Gabriella, che aveva 13 anni, e la famiglia avevano un tesserino per usufruire della mensa popolare, era cibo offerto dalle suore. Lei si portava appresso una pentola e un cucchiaio, per misurare le porzioni, e al ritorno, sotto tentazione olfattiva, rubava, senza farsi vedere da nessuno, un po’ di cucchiaiate. A tavola, i fratelli le facevano dei dispetti dicendole che nel piatto cucinato c’era il muco secco delle narici delle suore, ma lei non se ne curava e mangiava tranquillamente. L’intervistatrice chiede a Gabriella se fosse a conoscenza di chi faceva la guerra e se avesse visto dei morti per strada. Gabriella risponde che sì, sapeva che erano i tedeschi a fare la guerra ma che lei stessa non era cosciente della paura. Non ha mai visto morire qualcuno, ma ricorda di aver visto dei cavalli con la testa tagliata, e anche un bambino nella stessa condizione in braccio a una madre.