Stampa
Visite: 74

Sono Serena, e voglio raccontarvi la mia infanzia. Qui a Trieste, il mio quartiere è san Giacomo, alle mie spalle si vede la chiesa di San Giacomo. Questo è il segno per san Giacomo che si usa qui (nel video mostra il segno nome per san Giacomo).

Ho cambiato spesso casa ma sempre rimanendo nello stesso quartiere e qui sono nata. Quando ero piccola, da queste parti si parlava molto lo sloveno, infatti anche se eravamo in Italia c’era la tradizione di parlare in sloveno. Adesso le tradizioni sono un po’ cambiate e si parla meno lo sloveno. Io sono cresciuta in mezzo a queste due lingue, italiano e sloveno. Mia madre è slovena. Mio padre e la sua famiglia erano di Istria, lì si parlava il croato. Un croato diverso da quello ufficiale perché più simile alle varianti dialettali del Veneto. Sono cresciuta in un ambiente multilingue, per me era naturale che fosse così. In casa con mamma e papà si utilizzavano i segni. Con i nonni, che erano udenti e che non conoscevano i segni, si utilizzava l’italiano, non il dialetto.

Per questo sono cresciuta masticando più lingue. Già con mamma e papà i segni erano diversi, perché diversa era la provenienza scolastica: mamma ha fatto le scuole qui a Trieste, invece papà ha fatto il collegio qui vicino, a Gorizia. Per questo motivo i segni sono un poco diversi. Alcuni sono uguali/simili ma altri sono diversi ed era anche facile cadere negli equivoci. Io ero abituata ad essere esposta a lingue diverse. Anche alle diverse lingue dei segni. Trieste confina con l’ex Jugoslavia, lì nelle zone limitrofe si usavano i loro segni. Io li conoscevo e mi divertivo a fare un gioco. Segnavo in modo che non si capisse di dove fossi. Le persone della mia città mi chiedevano se ero italiana o jugoslava. A me piace conoscere le altre lingue, sono molto curiosa.

Non ho mai imparato le lingue attraverso i corsi. A me piace imparare le lingue viaggiando e conoscendo. È stato così fino a che sono diventata grande. Con il tempo i viaggi in Jugoslavia sono diminuiti sempre di più, ho iniziato a concentrarmi sull’Italia. Così ho scoperto la enorme quantità di varianti lessicali dei segni italiani! Serve stare in un luogo per un periodo lungo, come quando sono stata in America per un anno, non ho partecipato ai corsi di ASL per impararla ma ho osservato e appreso direttamente frequentando le persone che la utilizzavano; all’inizio ci sono stati tanti errori ed equivoci ma man mano ce ne sono stati sempre di meno e alla fine capivo tutti ed è così che ho appreso sempre di più la lingua dei segni americana. Ho sempre fatto così, fin da piccola, mi piace imparare direttamente con l’esperienza le diverse lingue, lo faccio con divertimento. Una volta scrivevo e parlavo lo sloveno e il croato ma adesso molto di meno perché serve il contatto con le lingue tutti i giorni, senza contatto si perde la dimestichezza.

Ora il contatto più forte che ho è con l’italiano oppure con i segni, così come sto facendo ora segnando con voi. Nella mia vita acquisire più lingue per me è sempre stato spontaneo, che fossi nelle scuole di udenti o in quelle con i sordi. Certo, non sono veloce nella lettura labiale, infatti sono capitati equivoci ed episodi buffi.

Come succedeva al ristorante, al momento del dolce: mi si chiedeva quale dei due volessi scegliere, dopo averne scelto uno pensando di aver capito bene il labiale me ne arrivava un altro, per esempio al limone mentre io dal labiale avevo capito more! Pazienza.

Questa è stata la mia infanzia nel quartiere di san Giacomo.

Grazie al gruppo SILIS che mi ha invitato a parlare un poco della mia infanzia. Ciao.