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Anna Folchi inizia la video intervista facendo le proprie presentazioni e racconta di essere nata a Firenze e che risiede a Monza. Poi comincia a raccontare la storia del Partigiano Sordo. Prima di farlo fa una precisazione sul significato e sull’uso del termine "partigiano”: negli anni 1943-1945, durante il periodo di guerra, partigiano significava essere parte di una formazione irregolare e spontanea contro gli invasori tedeschi per difendere il proprio confine italiano. Tra questi partigiani storici ce n’era uno sordo che si faceva chiamare Sandro. Il nome non era il suo, era un nome di battaglia dato che si doveva nascondere la vera identità. Il nome vero era Edgardo Carli. Edgardo era abbastanza conosciuto dalla comunità dei sordi dato che è stato uno dei pionieri fondatori dell’ENS (Ente Nazionale dei Sordi). Egli cominciò ad avere problemi di udito in giovinezza diventando poi definitivamente sordo in età adulta. Ma la sordità non gli impedì di fare il partigiano. Carli seguiva le ideologie politiche della sinistra e nel periodo di guerra cominciò a sentire il bisogno di aiutare il popolo italiano così si rivolse ad un importante partigiano udente, Fulvio (nome poi dato alla figlia di Edgardo, Fulvia, in suo onore) per farsi coinvolgere nella lotta contro i tedeschi. Inizialmente il suo incarico era quello di trascrivere copiando testi informativi da passare in giro (allora la fotocopiatrice non esisteva) ma per Edgardo non era abbastanza: voleva fare qualcosa di più. Così venne mandato sulle montagne di Modena per controllare alcune situazioni e per rubare i carichi stranieri, ecc. Anna racconta alcuni stralci della storia di questo partigiano ma in realtà ce ne sono tanti ricchi di emozioni, alcuni anche con situazioni di pericolo da far venire i brividi. Ce ne è uno in cui per un pelo Edgardo non ha perso la vita: durante una missione venne a sapere che la moglie aveva partorito così decise di organizzarsi, con l’aiuto del portiere dell’ospedale, per entrare di sera e di nascosto a cercare la donna che diede alla luce sua figlia, e la trovò. È stato l’abbraccio alla bimba a far capire al papà quanto fosse importante proseguire la sua missione e lottare contro il nemico per donare un’Italia libera anche alle nuove generazioni. Un altro episodio emozionante è avvenuto poco prima della fine della guerra. Il partigiano sordo e un suo compagno di guerra vennero fermati dai tedeschi e trasportati in un cantiere. Fu in quel momento che Carli si convinse che fosse arrivata la sua fine e si dispiacque di non poter più rivedere la figlia. Invece ci fu un colpo di scena: ad un certo punto trovò un finestra aperta e si dileguò con una bicicletta. Diversi anni dopo Carli incontrò un contadino, che allora lavorava vicino al cantiere, il quale, riconoscendolo,  gli rivelò che quel giorno in cui lui scappò via rischiò di essere ucciso perché un soldato tedesco gli stava sparando alle spalle; infatti, essendo egli sordo, non aveva sentito il soldato intimargli l’alt. Si salvò proprio grazie al contadino il quale, all’epoca, per salvarlo, disse a quel soldato che il ragazzo in bicicletta era uno di loro. Il 25 aprile del 1945, quando l’Italia si liberò dall’oppressione, Edgardo riuscì a tornare dalla moglie e dalla figlia e comincio a lavorare per i Sordi. E continuò a farlo fino a pochi giorni prima della morte perché Edgardo Carli aveva a cuore la comunità sorda.