Nel corso del tempo i paradigmi educativi sono molto cambiati. Come si è evoluta la didattica? Parleremo del modello pedagogico adottato.

Benedetto Santarelli è stato, insieme a Serena Corazza, il primo docente sordo di Lingua dei segni.
All' epoca entrambi erano seguiti da Virginia Volterra e Elena Radutzky, due ricercatrici di spicco. E' proprio la dottoressa Radutzky a spingere Benedetto ad intraprendere questa professione, del tutto nuova per le persone sorde. Benedetto non si sente affatto all' altezza di un incarico simile e, anche dal confronto con Serena Corazza, emerge la forte disomogeneità e variabilità dialettale della lingua, che necessita di una "standardizzazione" prima di poter iniziare ad insegnarla. Nonostante i dubbi e le incertezze arriva il giorno dell'apertura della loro scuola, in via Nomentana, in una sede allora ancora piccola. Preziosi sono gli incontri e gli scambi con Virginia Volterra, Elena Radutzky, Manuela Cameracanna, Ginetta Rosato e Paolo Rossini.
I primi studenti a cui Benedetto comincia ad insegnare sono i genitori udenti che avevano figli sordi, compito tutt'altro che semplice, racconta lui. Col tempo Benedetto si è rende conto che per fare un salto di qualità è necessario considerare la realtà e le influenze americane: i docenti sordi di Lingua dei segni, in America, sono infatti figure professionali riconosciute e formate, ed è dunque necessario prendere ispirazione da quel modello.
Anche in Italia, quindi, la figura del docente LIS sordo comincia a diffondersi, iniziano i primi corsi anche a Perugia, Palermo, e in tutta Italia: il valore della Lingua dei segni acquista un'importanza e una rilevanza sempre maggiori e, col tempo, anche altri sordi, alcuni tra questi all' epoca molto giovani, esprimono la volontà di intraprendere la professione di docente.
Nel concludere il suo racconto si rivolge ai giovani, spronandoli a migliorarsi sempre (fa ironia sul fatto che se anche diventassero migliori di lui, non ne sarebbe invidioso, anzi, non potrebbe che esserne contento!), a dare il meglio, a sentirsi sempre sicuri di sé e pronti ad affrontare qualsiasi sfida, senza sentirsi mai meno capaci o meno competenti delle persone udenti.
Sottolinea, ad esempio, un compito importante che spetta a tutti i docenti LIS, che è quello di ampliare e arricchire il dizionario della lingua dei segni italiana, che al momento conta all' incirca 2800 termini, attribuendo un segno standardizzato e riconosciuto a tutti i nuovi vocaboli e le espressioni che continuamente emergono all'interno della comunità e della lingua stessa.
Benedetto, a fronte di una lunga carriera, passa quindi il testimone alle nuove generazioni, incoraggiandole a mantenere sempre un'identità forte e assicurandosi che il rapporto professionale con gli udenti sia sempre uno scambio paritario e collaborativo.