Alfonso Marrazzo, insieme ad altre tre persone sorde, è il titolare del Bar “Senza Nome”, aperto nel Giugno 2012 nella città di Bologna. Prima di aprire questo locale, i 4 gestori condividevano già un’idea comune: avevano creato una squadra indipendente chiamata “Gruppo Camaleonte” che promuoveva eventi e attività di artisti sordi con esposizioni fotografiche, mostre, spettacoli teatrali, ecc., che venivano organizzati in diversi locali. Vista la mancanza di fondi e i costi che l’organizzazione di tali eventi prevedeva, decisero di trovare uno spazio per conciliare il percorso lavorativo di ognuno e la promozione di attività culturali sia di artisti sordi che udenti, al fine di unire diversi punti di vista e sperimentare il linguaggio artistico verso nuove scoperte, creando un luogo dove gli udenti potessero conoscere il mondo dei sordi e viceversa. Per aprire il locale hanno dovuto affrontare diverse difficoltà, sono state apportate delle modifiche per rendere lo spazio confortevole e adatto alle esigenze dei lavoratori, rispettando i requisiti richiesti a norma di legge, e perché tutto questo fosse possibile hanno dovuto superare anche le difficoltà economiche che conseguono l’apertura di una nuova attività. Tali modifiche nell’arredamento, e nel trovare strategie per migliorare l’ambiente e creare uno spazio confortevole per i propri ospiti, ha attivato i proprietari stimolando idee per abbattere le barriere comunicative e visive che non permettevano un’adeguata gestione all’interno del locale. Le difficoltà dal punto di vista economico previste per l’apertura del locale, all’inizio, sono state preoccupanti, visti gli investimenti e le spese da affrontare, ma sono state trovate delle strategie per superare le difficoltà e recuperare nel tempo il denaro. Rispetto al tempo e al denaro, Alfonso evidenzia come spesso vengano sottovalutate le esigenze specifiche e gli ostacoli che le persone sorde devono superare in ambito lavorativo, rispetto agli udenti: degli esempi possono essere il bisogno di usufruire di un interprete che prevede delle spese extra, o l'inevitabile dilatazione dei tempi di lavoro, che comportano talvolta anche dei ritardi, per avere una comunicazione efficacie o per servire i clienti. Tali episodi sono evidenti in situazioni lavorative rispetto agli udenti, che invece, avendo a disposizione una comunicazione più immediata riescono a contrarre i tempi di lavoro e a ottimizzare il guadagno. Per sopperire alle difficoltà comunicative e alla preoccupazione che i clienti udenti non volessero entrare nel locale per paura di confrontarsi con la sordità, i proprietari hanno creato dei biglietti sui quali sono scritte le parole e i segni delle varie ordinazioni, così da diffondere sia la lingua dei segni per coloro che non la conoscono, e per velocizzare il lavoro. Per ordinare ai baristi sordi, allenati giorno dopo giorno a ricevere le abituali ordinazioni leggendo anche il labiale, è possibile ricorrere ai gesti visivi più comuni, tipici della cultura italiana, per farsi comprendere e agevolando la comunicazione. Si può inoltre, scrivere su dei foglietti bianchi posizionati sul bancone o utilizzare dei fogli con l’alfabeto in Lis, così da avere anche un'occasione per mettersi in gioco e imparare qualche segno. Naturalmente, per chi è già pratico di questa lingua potrà sfruttare tale conoscenza per avere una comunicazione chiara ed efficacie. Il locale ha avuto la possibilità di mostrare le capacità, la cultura, l’identità e le reti che collegano i lavoratori sordi grazie al passaparola tra amici sordi ed udenti, alle info postate su internet e alla pubblicità sponsorizzata dalle diverse reti televisive nazionali, locali ed anche estere (Svizzera) e agli articoli su giornali e riviste come il Corriere della Sera, la Repubblica e Novella 2000. Il “Bar senza Nome” è quindi un luogo dove promuovere l’arte, il lavoro, l’integrazione tra sordi e udenti creando una rete tra i sordi, scegliendo i prodotti per il menù del locale tra quelli prodotti e forniti da altri sordi, come ad esempio succhi di frutta, grappa, vino e birra (Ken Fisher, America), con la speranza da parte dei proprietari, di allargare sempre di più questa rete di lavoro e di scambio reciproco.

Per maggiori informazioni riportiamo il link della pagina Facebook del Bar Senza Nome: https://www.facebook.com/Senza-Nome-433172700049963/.